Paolo Cognetti

Scrittore

Paolo Cognetti

Scrittore nato a Milano nel 1978. Ha pubblicato racconti, diari di viaggio, saggi sulla letteratura americana e sulla scrittura. Ha raggiunto la notorietà con il romanzo “Le otto montagne” (2016), tradotto in circa 40 lingue e vincitore in Italia del Premio Strega. Da diversi anni passa parte della sua vita in Valle d’Aosta, dove organizza un festival culturale e ha aperto un rifugio alpino.


Ho capito verso i diciott’anni che volevo fare lo scrittore. Non vedevo davanti a me un chiaro percorso di formazione e così, intanto che studiavo Matematica (l’altra mia passione), ho frequentato la Scuola di Cinema all’epoca in cui era una scuola serale. Dalle 18 alle 22 tutti i giorni, con compagni molto più grandi di me, che facevano il serale perché di giorno lavoravano: una gran bella esperienza umana durante la quale, più che a scrivere film, ho cercato di imparare a raccontare storie. Ed è finita che ho lasciato la matematica, naturalmente. Facendo la scuola mi sono innamorato quasi per caso del documentario, un genere che mi permetteva di esplorare, viaggiare, incontrare persone, raccontare esistenze e luoghi lontani dai miei… Così ho fatto il documentarista per una decina d’anni, dai venti ai trenta; intanto mi mantenevo lavorando come montatore e realizzando servizi televisivi. Nei documentari, credo che il mio lavoro più bello sia stato la serie Scrivere/New York (2004), nove ritratti di scrittori newyorkesi. Nel frattempo scrivevo racconti e ho cominciato a pubblicare: sempre del 2004 è il mio primo libro, Manuale per ragazze di successo, seguito da diversi altri. Che cos’è successo poi? Che la crisi economica, esplosa nel 2008, ha fatto chiudere o fallire moltissime case di produzione milanesi, e tanti della mia età si sono ritrovati, a trent’anni, senza lavoro. Ricordo in quel periodo quant’era deprimente incontrare gli ex compagni di scuola, tutti pieni di idee ed energie, tutti a casa a far nulla. Io stesso a quel punto per vivere insegnavo scrittura e lavoravo in un circolo milanese, come barista e organizzatore di eventi culturali. Ma poi quella crisi epocale è coincisa con una crisi personale che mi ha portato a lasciare Milano e andarmene a vivere in montagna, dove per qualche anno mi sono mantenuto facendo il cuoco in un ristorantino. Imprevedibilmente è stata la mia fortuna: a quasi quarant’anni, in montagna ho scritto un romanzo che mi ha portato lettori, premi e traduzioni nel mondo, e da allora vivo effettivamente dei miei libri. Non so quanti siamo in Italia a poterlo dire, forse una decina. In seguito a quel successo ho cominciato a organizzare, con alcuni amici, un festival culturale nei boschi che è giunto alla sua terza edizione; inoltre sono riuscito a comprare una vecchia stalla e l’ho trasformata in un rifugio alpino, aperto dal 2020. Per il futuro mi vedo come scrittore e rifugista e sono molto contento così. Saltuariamente faccio ancora documentari, l’ultimo su un viaggio in Canada e Alaska alla ricerca del mito del Grande Nord.

Paolo Cognetti
Dipartimento
CIVICA SCUOLA
DI CINEMA
LUCHINO VISCONTI
Corso
Sceneggiatura
Ultimo anno frequentato
1999
Professione
Scrittore
Città
Milano ITALIA

Link

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Il ricordo più bello è legato al mio primo documentario, Vietato scappare, del 1999. Non era un progetto interno alla scuola ma, essendo realizzato da studenti ed ex studenti, la scuola ce lo lasciava montare nelle sue aule, purché fuori dall’orario di lezione (erano ancora i tempi in cui serviva uno studio di montaggio, nessuno montava a casa sul computer anche perché molti, come me, il computer non l’avevano proprio). Così, siccome intanto si lavorava o studiava, finimmo a montarlo di notte, dalle dieci in poi. Passammo almeno un mese a scuola di notte, nella vecchia sede di via Ariberto, con il custode che ci lasciava le chiavi, e birre, sigarette, musica che andava nei corridoi deserti fino all’alba, discussioni interminabili su una singola scena o inquadratura, aule piene di fumo. Questo sì che era fare cinema.

Paolo Cognetti