La storia di Manuel Camia

Chi sono i nostri diplomati? Cosa fanno oggi?

Manuel si è diplomato alla Civica Scuola di Cinema Luchino visconti in Sceneggiatura e Produzione. Attualmente lavora come filmmaker realizzando spot, video per clienti, aziende ed inoltre ha girato due documentari "Montagne di Plastica" e "Plastic River" premiati in numerosi Festival.
Pubblicato il: 05/07/2022 Categoria: ALUMNI STORIES

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Foto Manuel 1140 740

Quale corso o corsi hai frequentato alla Civica Visconti?

Ho seguito due corsi serali nel 2014 e nel 2016, il primo di sceneggiatura e il secondo di produzione cinematografica.

Perché hai scelto la Civica Visconti?

Ho sempre pensato che il cinema e la produzione audiovisiva necessitassero di tanta pratica e concretezza. La Civica Visconti mi è sembrata la scuola più adatta per concentrarsi sia sugli aspetti organizzativi e teorici senza trascurare le nozioni tecniche, altrettanto fondamentali per iniziare a lavorare e creare prodotti che non scadano nell’amatoriale.
In secondo luogo mi sembrava un ambiente fertile per trovare altri studenti appassionati con cui collaborare. Trovare un luogo dove costruire una rete è sempre importante, ma diventa fondamentale in un lavoro di squadra e collettivo come quello dell'audiovisivo. Proprio per questo motivo a tutte/i le/i ragazze/i che mi chiedono da dove possono partire, oltre che da una passione sfrenata, consiglio sempre l'esperienza in Civica.

Quale è il tuo lavoro oggi?

Faccio il filmmaker, in tutte le sue declinazioni. Al momento realizzo spot, video per clienti, aziende e ho girato due documentari. Un domani mi piacerebbe concentrarmi unicamente nel realizzare documentari o film/prodotti di finzione.

Credo molto nella potenza comunicativa di questi medium, e l’empatia verso certe tematiche penso sia davvero una delle poche soluzioni che possano smuoverci ed attivarci.

Raccontaci la tua ultima esperienza professionale

L’esperienza più coinvolgente degli ultimi due anni è stata sicuramente la realizzazione di “Montagne di Plastica”. Alle difficoltà logistiche del girare in alta quota si sono aggiunte quelle della pandemia. Ci siamo trovati senza la possibilità di usufruire di basi d’appoggio come i rifugi alpini che per lungo tempo sono stati chiusi. Con gli impianti bloccati anche le locations meno impervie non erano più raggiungibili dalle funivie, ed ogni uscita si è rivelata una vera sfida organizzativa oltre che un’avventura fisicamente provante. Le temperature rigide si ripercuotevano sulla tecnologia ( stabilizzatori, drone, batterie sotto lo zero termico sono stati messi a dura prova e in alcune occasioni non sono stati utilizzabili). In tante occasioni eventi atmosferici come improvvise nevicate, valanghe, frane ci hanno costretto a cambiare l’itinerario la notte prima delle riprese.
Come abbiamo purtroppo verificato anche in questi giorni con la tragedia sulla Marmolada, i ghiacciai stanno cambiando molto e decisamente in fretta, le condizioni sempre più imprevedibili rendono complicato decifrare la montagna per esperti alpinisti e condurre una trouppe cinematografica in questo contesto necessita ancora maggiore attenzione.

La pandemia purtroppo ha inciso anche sulla presenza di alcuni sponsor e il budget finale allocato al documentario, ma le tante e diverse difficoltà invece di mortificare il gruppo lo hanno unito ancora di più.
Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato donandosi così intensamente al progetto e gli sponsor principali Studioform e Step, che durante tutti i due anni hanno sempre sostenuto senza mai far mancare il loro supporto e la loro fiducia a Montagne di Plastica.

Com’è cambiato il tuo lavoro con il Covid-19?

Il Covid-19 ha influenzato la vita e il lavoro praticamente di chiunque. Il 2020 ricordo di aver lavorato molto poco, complice l’impegno su Montagne di Plastica, i lockdown, e la situazione di precarietà e insicurezza generale.
Non ha aiutato anche il fatto che numerosi dei video che realizzavo solitamente fossero destinati a eventi, centri sportivi ed enti del turismo, ovvero alcune delle categorie più colpite dalla pandemia.
Oggi per quanto riguarda il contesto aziendale vedo una netta ripresa, c’è voglia di tornare ad una nuova normalità che per forza di cose deve continuare a confrontarsi con la situazione attuale, ma sembra spaventare molto meno.
Sul piano pratico non stiamo rivoluzionando il nostro modo di lavorare, certo bisogna prestare più attenzione ed alcune pratiche sono ormai diventate routine, ma essendoci sempre mossi come una trouppe leggera di poche persone siamo forse più agevolati e sicuramente più snelli rispetto ai contesti dei grandi set o delle grandi produzioni.
Sono invece molto preoccupato per le nostre sale cinematografiche e le produzioni di nuovi film/documentari italiani. Ma questo è un tema estremamente ampio che affonda le radici ben prima della pandemia.

Che consiglio vuoi dare agli studenti di oggi della Civica Visconti?

Non mi sento ancora nella posizione di dare consigli a nessuno onestamente. Sono contento del percorso avviato, ma sono ancora lontano dai traguardi che voglio raggiungere.

Vorrei limitarmi ad incoraggiare gli studenti perché d’incognite, ansie e preoccupazioni verso questo lavoro sono certo ne abbiano già abbastanza e il mondo là fuori non sembra fare molto per fargli cambiare idea.
Dedicatevi con tutto voi stessi ai progetti che ritenete importanti e che vi hanno fatto innamorare di questo mondo. Affiancateli da esperienze diverse, alcune più improntate al migliorarvi tecnicamente o imparare a conoscere l’ecosistema del set, altre solo per permettervi di guadagnare. Ma non abbandonate quei progetti che sentite dentro, perché sono quelli che vi faranno trovare energie impensabili e nel tortuoso percorso di dargli vita sperimenterete e supererete tante difficoltà che vi faranno crescere. Molto più della maggioranza di stage non pagati che vi proporranno.
Se dovete lavorare gratis per un progetto o delle persone in cui non credete, investite quel tempo per costruire qualcosa che si sposi con chi siete e cosa volete fare, a condizione di non risparmiarvi e concedervi alibi.

Chi è Manuel?

Un ragazzo nato il 2 maggio dell’Ottantanove, il che aiuta a spiegare i capelli bianchi in foto, esattamente come l’essere cresciuto negli anni '90 testimonierà come certe passioni siano figlie di quella generazione che oggi viene identificata come “millennials”.

Nell’infanzia affondano le radici del mio amore per la natura e il cinema, solo che allora non potevo attribuire a Spielberg il mio desiderio di diventare paleontologo prima e archeologo poi o a Miyazaki il mio interesse verso l’ambiente e il racconto delle persone.

Tra il 2015 e il 2016, l’anno che mi avrebbe inserito a pieno titolo nel mondo del lavoro la mia corsa subisce una sonora battuta d’arresto. Due malattie autoimmuni mi confinano per quasi un anno tra casa e ospedale. Film, libri, videogiochi, fumetti diventarono ancore a cui mi aggrapparmi in quei mesi di cambiamento, ma furono soprattutto le storie vere e gli esempi di altre persone a darmi convinzione e sostenermi.

Come le testimonianze di persone autentiche e le loro gesta erano riuscite non solo a intrattenermi, ma a sostenermi, così avrei potuto mettere a disposizione gli studi e la mia passione per raccontare nuove storie capaci di coinvolgere o attivare altre persone tra il pubblico.

L’autenticità si combinava a cifre stilistiche diverse come quella del cinema o del documentario, enfatizzando e rendendo più fruibile il messaggio veicolato.

Il primo obiettivo divenne allora quello d’investire il mio tempo per raccontare le sfide del nostro tempo, i problemi ambientali come le diseguaglianze sociali.

Partendo da questi presupposti è facile capire perchè stia dedicando la mia attenzione alla realizzazione di documentari dove l’impegno personale si fonde con grandi tematiche di attualità, del perchè abbia realizzato video di divulgazione dedicati ad ambiente e salute oltre a fondare un’associazione culturale di creativi attenta ai temi sociali e green.

Ragionare sul perchè mi sia sempre sentito spinto verso questa professione così incerta e spesso poco considerata, invece che crearmi dubbi è stato il motore per viverla più intensamente, consapevole che libertà e autenticità devono guadagnarsi con strade in salita e poco tracciate.