Eleonora Giovanardi nel cast del docufilm Rai “Il Marciatore – La vera storia di Abdon Pamich”
Eleonora Giovanardi, diplomata della Civica Scuola Paolo Grassi, entra nel cast del docufilm Il Marciatore – La vera storia di Abdon Pamich, diretto da Alessandro Casale e in onda su Rai 1 il 10 febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo. Un progetto che intreccia memoria storica, identità e resilienza, raccontando una vicenda umana che va oltre lo sport.
Eleonora interpreta Irene, la madre di Abdon: una donna forte e coraggiosa, che protegge i figli durante la guerra, affronta il dolore in silenzio e si sacrifica per la famiglia. È una figura centrale dal punto di vista emotivo, incarnazione dell’attaccamento alla casa, alle radici e ai valori familiari messi in pericolo dalla Storia.Condividi
Il Marciatore – La vera storia di Abdon Pamich
"Il Marciatore" non è un film sportivo nel senso tradizionale del termine. I record, le medaglie e le vittorie olimpiche restano sullo sfondo per lasciare spazio a un racconto più profondo: quello di un uomo costretto a crescere tra lo sradicamento, la perdita e la necessità di ricominciare. Tratto dal libro "Memorie di un marciatore" di Abdon Pamich, il film ripercorre la storia vera dell’atleta fiumano, simbolo dell’esodo giuliano-dalmata.
Trama
Il racconto si apre con Abdon Pamich ormai anziano, che percorre una strada dell’altopiano carsico legata alla sua infanzia. Da lì, il tempo si riavvolge fino alla Fiume del secondo dopoguerra, città di confine sconvolta dai cambiamenti politici. Dopo l’arrivo del nuovo potere jugoslavo, la paura prende il posto della speranza: arresti, sparizioni e pressioni politiche colpiscono la comunità italiana. Abdon e il fratello Giovanni, ancora adolescenti, scelgono di partire da soli verso l’Italia, dove li attendono campi profughi, povertà e diffidenza.
Nonostante le difficoltà, i due riescono a proseguire gli studi. Per Abdon, l’incontro con Giuseppe Malaspina, allenatore e maestro della marcia, segna una svolta decisiva. La marcia diventa per lui una metafora di vita: non lo scatto, ma il passo continuo; non la fuga, ma l’andare avanti. Dopo anni di sacrifici e sconfitte, il percorso culmina con l’oro olimpico a Tokyo, traguardo umano prima ancora che sportivo.
Un’opera che, come sottolinea il regista Alessandro Casale, racconta «molto più di una carriera sportiva»: è il ritratto di una resilienza costruita passo dopo passo, tra memoria, identità e speranza.